Potenza: conoscete le sue origini? Rocco e la sua associazione ripercorrono la storia del capoluogo

Rocco Guarino è il presidente della neonata associazione Potenza Heritage che si propone di tutelare e valorizzare il complesso storico, artistico ed architettonico ed in genere, identitario della città di Potenza, promuovendone la dimensione culturale.

Lo abbiamo incontrato per farci raccontare le origini storiche del capoluogo di regione.

Prima parlaci della passione per la tua città di origine Potenza:

“Potenza è la mia città di adozione.

Arrivai a Potenza all’età di 5 anni dalla provincia precisamente da Campomaggiore.

Sono subito stato accolto bene dai ragazzi del rione (scalo inferiore- rione Italia) e mi sono integrato al meglio in pochissimo tempo.

Poi una volta arrivato in età adulta ho iniziato a coltivare la mia passione per i viaggi e il pleinAir  (sono camperista).

Ed è stato proprio grazie ai viaggi che ho potuto conoscere altre realtà, alcune a noi vicine altre completamente agli antipodi, questo modo di viaggiare e di conoscere altre comunità mi ha portato ad apprezzare sempre di più la nostra città tanto da non desiderare di vivere in nessun altro posto del mondo.

Io qui vivo davvero bene.

L’impegno che io e la nostra associazione ci prefiggiamo è di fare in modo che attraverso la conoscenza del territorio e della storia  si possa amplificare il senso di appartenenza alla comunità, la voglia di tutti di migliorarla e la gratificazione di aver fatto qualcosa di utile per la città”.

Come nasce Potentia?

“Il periodo lucano di Potenza è ancora tutto da scrivere e solo ultimamente, durante i lavori del ponte attrezzato sul torrente Gallitello si è scoperto un insediamento di epoca lucana V – IV secolo A.C..

In un articolo uscito sulla rivista on line Potentia Review (rivista che è un tutt’uno con l’associazione e gestita dal Prof. Pino A. Quartana) si è affrontato già il tema.

E’ plausibile ritenere che le premesse indigene di Potentia vadano ricercate all’interno dello stesso futuro territorio potentino, nel vicino insediamento di Serra di Vaglio, che dominava il percorso Basento-Sele e la via verso Monte Sannace/Gioia del Colle  e che fin dall’età arcaica  aveva avviato un notevole sviluppo, che l’avrebbe portato a un’evoluzione in senso ‘urbano’.

Ma nella prima metà del III sec. a.C. l’abitato di Serra di Vaglio entrò in crisi e, come tanti altri centri ‘urbani’ della Lucania, venne abbandonato.

Tuttavia, dal punto di vista sociale e dell’identità etnica e culturale, il ‘vuoto’ lasciato dalla scomparsa dei centri urbani fu in parte colmato dai santuari extraurbani, che, sorti intorno alla metà del IV sec. a.C., in alcuni casi proseguirono la loro vita fino al I sec. d.C., divenendo punto di riferimento e di aggregazione per le popolazioni del territorio.”

Parliamo delle origini della Potenza romana: 

“Per poter parlare delle origini della Potenza romana non si può che partire dall’ottimo lavoro dell’archeologa Annarita Di Noia “POTENTIA LA CITTA’ ROMANA TRA ETA’ REPUBBLICANA E TARDO ANTICA” che secondo il mio parere è il lavoro migliore fatto, fino ad oggi, sulla storia romana della città.

A tal proposito invito a leggerlo; lo si può trovare anche on line.

Dagli studi della Di Noia si evidenzia che per molto tempo si è pensato che la città romana si estendeva tra le rive del Basento e Murate ma sarà con gli scavi archeologici successivi che si capirà qualcosa di più sulla città.

Tra il 1968 e il 1970 la Cattedrale cittadina di San Gerardo è sottoposta ad un restauro importante e durante tali lavori vengono alla luce i resti di una struttura absidata e di un mosaico a pavimento databile tra il IV-VI secolo d.C., mentre nel 1974 e tra gli anni 1978-1979, gli scavi condotti dalla Soprintendenza in contrada Malvaccaro consegnano i resti di una villa romana di età tardo-antica; scavi riaperti tra il 2005 ed il 2006 che hanno portato alla ridefinizione dei limiti cronologici della villa, prolungandone la vita fino al VI secolo d.C.”

Quali le prime menzioni storiche della città di Potenza?

“La prima menzione di Potenza  compare nell’opera di Plinio, dove, nella descrizione della regio III, i Potentini vengono nominati tra i popoli della Lucania interna; la seconda menzione di Potentia, è contenuta nell’opera dell’astronomo alessandrino del II secolo d.C., Claudio Tolomeo.”

I romani si preoccuparono di collegare Potenza con gli altri siti della Lucania?

Ci sono due testi antichi l’Itinerarium Antonini Augustie e la Tabula Peutingeriana che  riportano le indicazioni per una strada che, provenendo da Venusia, portava a Grumentum, passando per Potentia.

Sono due percorsi diversi: il primo fa riferimento ad una strada che nel tratto finale di un collegamento che congiungeva Milano con Reggio, passando per il Piceno e per la Campania in Lucania toccava i centri di Venusia, Potentia e Grumentum.

La seconda fa riferimento ad una strada di collegamento tra la Via Appia e la costa Ionica  anche in questo caso i centri collegati erano Venusia, Potentia e Grumentum, ma seguiva un diverso itinerario.

La presenza di Potentia in questi due testi è strettamente connessa al problema dell’individuazione del percorso della Via Herculia.”

Quale era l’organizzazione amministrativa della Potenza romana?

“Dai libri coloniarum, confluiti all’interno del Corpus Agrimensores si fa riferimento a Potenza insieme ad altri sei centri lucani, in merito all’esistenza di prefetture.

Si può ipotizzare che Potentia abbia assunto lo status di civitas foederata presumibilmente per non essersi eccessivamente compromessa durante lo scontro tra Roma ed Annibale.

Solo a partire dalla tarda età repubblicana  si hanno informazioni precise circa l’ordinamento politico assunto dalla città.

La documentazione epigrafica, infatti, attesta per Potentia lo status di municipium, nuova entità politica che finisce per inglobare il territorio della precedente prefettura.

Il municipio potentino  risulta avere avuto un regolare apparato amministrativo, con un senato locale, l’ordo decurionum, quadrunviri, i magistrati al vertice dell’ordinamento municipale, edili e questori.”

Come si chiude la storia della Potenza romana?

“Un altro lungo e cruciale periodo storico di Potenza di cui non si parla mai o di cui non si è mai parlato, un altro importante periodo storico, sconosciuto anch’esso insieme ad altri, è quello che comincia ancora in epoca romana ma pian piano, nella misura in cui l’Impero Romano si avvia alla definitiva decadenza e poi alla caduta (476 d.C.), immette nella cristianizzazione della regione e nell’Alto Medioevo fino all’Anno Mille.

L’epistolario di Gelasio, testimonianza preziosa per ricostruire il processo di cristianizzazione dell’Italia meridionale, assume un rilievo tutto particolare per la Basilicata, essendo una delle pochissime fonti cui attingere informazioni relative all’organizzazione e alla vita delle comunità cristiane, oltre che i nomi dei vescovi e delle diocesi esistenti in quell’epoca.

La prima notizia certa del primo vescovo lucano (e basilicatese) di cui la Storia ci ha fornito il nome e la prova certa della sua esistenza è proprio un vescovo potentino; Erculenzio.

A dire il vero, il primo dovrebbe essere, o è stato, Exuperantius,  ovviamente riferito a quello che era la regione nel V° secolo d.C. ma per come è configurata oggi (la Basilicata) è da escluderlo perché la sua sede episcopale è stata localizzata dagli studiosi a Paestum e quindi oggi fuori dai confini attuali della nostra regione.

Il resto è un’altra storia”.

Francesca Messina