Albano di Lucania: dai Monoliti ai Palmenti, patrimonio naturalistico e archeologico da scoprire

Percorrendo la via Appia, si trova un luogo intriso di potere suggestivo, dove la natura ha dato vita a vere e proprie creature nella roccia. Si può scorgere l’enorme cappello di un fungo e persino la testa di un diavolo. È uno scenario naturalistico avvolto nel mistero quello che arricchisce i boschi di Albano di Lucania, lontani dal borgo incastonato sul Monte San Leonardo, tra le Piccole Dolomiti Lucane.

Più di semplici blocchi di roccia, sulle sculture naturali dalle forme misteriose aleggiano storie, leggende, riti e culti pagani. Anche il cinema, con quello nero di 2001 Odissea nello spazio di Kubrick, lo ha attenzionato, così come è diventato virale sul web il caso del monolite più grande di Europa che si trova in Calabria, con la trovata di rappresentare un rifugio anti Covid. Luoghi di culto via via andati abbandonati con l’arrivo del Cristianesimo, secondo le tesi degli studiosi più accreditati di questo borgo. Albano ha tanto da offrire sia in termini naturalistici, che archeologici, il suo patrimonio è davvero ricco. Rocca del Cappello, dalla forma di grande fungo, si trova tra la Rocca della Molaria e il fiume Basento. È l’elemento roccioso più alto della zona, conta dieci metri di altezza, sulla cui sommità è poggiato un masso enorme dalla forma di cappello dal quale prende il nome. L’area circostante è caratterizzata dalla presenza di alcune grotte, da un sentiero. Le diverse e antichissime testimonianze umane, sono tangibili.

Oltre alle grotte, ci sono diverse incisioni che si possono notare sulla roccia, dai cerchi ad altri simboli, tra cui un fiore di loto.  Così attraversando un impervio sentiero si arriva alla famosa panchina chiamata “Seggia del Diavolo”, che sembra infatti, raffigurare un essere demoniaco con tanto di capo e copri capo. Si può accedere a alla panchina solo per mezzo di una lastra di pietra poggiata sulla parete rocciosa, e così anche sul suo utilizzo, sono state avanzate diverse ipotesi. Scartata l’idea che fosse adoperata come punto di vedetta, perché troppo scomoda, più probabile che fosse utilizzata come luogo di culto legato alla venerazione degli astri o per conquistare la benevolenza degli dei per conseguire migliori risultati nel lavoro e nella vita di tutti i giorni. Tali luoghi impervi secondo alcune teorie sarebbero stati abbandonati come luoghi di preghiera con l’avvento e la conversione al Cristianesimo. C’è davvero da perdersi in tanta bellezza e nel valore archeologico di questi siti.

La presenza dell’uomo in questi sentieri attorno ad Albano, è testimoniata anche dalla presenza dei palmenti. Nel territorio se ne contano almeno un centinaio.  Dal sentiero ‘Rituale’, che parte dalla curva del Monticello per giungere alla Rocca del Cappello, si possono ammirare cinque coppie di vasche. Sono i cosiddetti “Palmenti” che probabilmente anticamente servivano servire a raccogliere l’acqua piovana usata per le abluzioni durante il rito processionale che si concludeva con la cerimonia religiosa. I Palmenti rientrano a pieno titolo nella storia della cultura popolare di Albano, gli anziani raccontano del loro utilizzo per la pigiatura di uva e olive. Secondo alcuni studi, la loro edificazione risalirebbe ad un’età remota probabili altari per culti religiosi. Ad avvalorare questa tesi l’usura delle vasche dagli agenti atmosferici che avrebbero impiegato molti secoli. I Palmenti sono una icona millenaria di Albano e dei suoi luoghi, per poi arrivare alla storia più recente del loro utilizzo in agricoltura. Queste grandi vasche, hanno favorito la diffusione della vitivinicoltura e vanno interpretati anche come fattori di sviluppo sociale ed economico.

Roberta Nardacchione

Di seguito la foto tratta dall’archivio APT relativa alla Rocca del Cappello.